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Turandot: la mostra al Museo del Tessuto di Prato

Turandot ci ha fatto emozionare. E questa volta non a teatro ma al Museo del Tessuto di Prato.

E tutto parte da un baule misteriosamente ritrovato.

Non è come un romanzo?

Un baule viene fatto arrivare ai curatori del Museo del Tessuto di Prato: dentro si trovano dei costumi che richiamano l'oriente secondo l'immaginario liberty.

Immaginatevi la sorpresa.

Da quel baule, arrivato in modo quasi rocambolesco, parte una raffinatissima e impegnativa ricerca che coinvolge anche il Teatro alla Scala di Milano, la Casa Editrice Ricordi, Museo di Antropologia e Etnologia di Firenze.

La prima della Turandot al Teatro alla Scala

Si scopre che quelli sono i costumi di scena della prima della Turandot del 25 aprile del 1926 e facevano parte del guardaroba privato del grande soprano pratese Iva Pacetti.

Turandot ebbe una prima commovente, il maestro Puccini era morto da poco e il grande Arturo Toscanini diresse l'opera sino a metà del terzo atto, due battute dopo il verso «Dormi, oblia, Liù, poesia!» .

Quelle erano le ultime note della partitura completata dal compositore.

Toscanini si girò verso il pubblico dicendo: «Qui termina la rappresentazione perché a questo punto il Maestro è morto.»

La mostra è prorogata sino al 23 gennaio 2022

Giacomo Puccini e Galileo Chini

Con Turandot ancora una volta Toscana e Milano si incontrano nell'arte e nella musica.

Così come si incontrarono i toscani Giacomo Puccini e Galileo Chini con la più milanese delle istituzioni: il Teatro alla Scala.

Galileo Chini, artista fiorentino eclettico e innamorato dell'oriente, venne scelto come scenografo per la prima dell'Opera.

La mostra si apre al piano terra facendoci incontrare la passione del Chini per l'oriente attraverso l'esposizione di costumi, oggetti, opere d'arte che l'artista aveva selezionato durante il suo soggiorno in Siam e riportato in Italia.

Da quei cimeli già traspare l'ispirazione che si riscontra nelle scenografie e nei magnificenti costumi che furono chiaramente influenzati dall'estetica del Chini.

La mostra è quindi anche un interessante percorso alla scoperta di Galileo Chini, del suo amore per l'oriente e di come questo abbia influenzato il suo immaginario artistico.

Il percorso espositivo

L'esposizione prosegue al piano superiore del Museo, con una sezione dedicata alle scenografie per la Turandot e a come l’esperienza in Siam si sia tradotta nei disegni delle scenografie e in altre opere del Chini.

Il percorso espositivo si sposta in una sala delle meraviglie, in cui oltre ai costumi per la protagonista Turandot, sono esposti anche 30 costumi straordinari provenienti dall’archivio della Sartoria Devalle di Torino, comprendenti i ruoli primari e comprimari – l’Imperatore, Calaf, Ping, Pong e Pang, il Mandarino – e i secondari – i Sacerdoti, le Ancelle, le Guardie, i personaggi del Popolo.

Vedere l'insieme dei costumi, assoluti protagonisti di uno spettacolo magnificente e allo stesso intimo, circondati dalla musica di Puccini, è un'esperienza affascinante.

Siamo rimasti ipnotizzati dai tessuti, dai ricami, dalle lavorazioni dettagliatissime di tutti i particolari di ogni oggetto di scena.

I costumi di scena e Caramba

L'autore dei costumi, Caramba (Luigi Sapelli, 1865-1936), fu uno dei maggiori costumisti teatrali della sua epoca e lasciò influssi anche alle generazioni successive.

Caramba sembra accogliere perfettamente la chiara influenza del Chini negli abiti disegnati per ogni personaggio dell'Opera: l'orientalismo liberty diventa magia scenica e arte che ci porta direttamente al mondo incantato della bella Turandot.

Un consiglio spassionato

Abbiamo immaginato quale stupore e quale emozione avesse avuto il pubblico che ebbe la fortuna di partecipare alla prima della Turandot. I talenti di Puccini, Chini, Caramba uniti per trasportare gli spettatori in una fiaba orientale.

Un po' di quello stupore e di quella emozione l'abbiamo provata anche noi tra le sale del museo, ammirando questi costumi splendidi e perfettamente conservati.

Il consiglio quindi è questo: fatevi un regalo, andate in Toscana, uscite dai percorsi più noti e raggiungete Prato. Andate al Museo del Tessuto e fatevi trasportare nella magia di Turandot in questa mostra spettacolare.

Avete tempo sino al 23 gennaio 2022.

<<Chi quel gong percuoterà

apparire la vedrà

bianca al pari della giada

fredda come quella spada

è la bella Turandot!»

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