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Giano bifronte: il dio dei passaggi, il dio di gennaio

Giano bifronte

Giano bifronte, Ianus, è il Dio degli inizi, il custode di ogni forma di passaggio e mutamento, protettore di tutto ciò che riguardava un inizio ed una fine.

Numa Pompilio dedicò a Giano il primo mese successivo al solstizio di inverno, il mese in cui la luce inizia, lentamente, a trionfare sulle tenebre.

E questo riconoscimento al dio bifronte arriva sino a noi: Gennaio deriva dal latino Ianuarius, che a deriva da Inaus, ovvero Giano.

Giano: il dio dei passaggi

ll nome di Ianus deriva a sua volta da ianua, ovvero "porta".

L'aspetto bifronte del dio simboleggiava la porta: aperta o chiusa.

Giano era quindi il dio delle porte, dei passaggi, e dei ponti, colui che sorvegliava ogni forma di passaggio e mutamento, protettore di tutto ciò che ha inizio ed una fine.

La divinità custodiva l'entrata e l'uscita e portava in mano, come i portinai, gli ianitores, una chiave e un bastone, mentre le due facce vegliavano nelle due direzioni, a custodire entrata e uscita.

Il dio presiede, quindi, tutti gli inizi e i passaggi , materiali e immateriali: l'inizio di una nuova impresa, della vita economica, di una vita umana, di un tempo, di ogni mutamento.

Il dio bifronte, con guardava al futuro ed al passato contemporaneamente, che assisteva ai passaggi da uno stato all'altro, anche da una condizione all'altra.

Sebbene avesse un mese a lui dedicato, Giano era presente costantemente nella vita religiosa romana: nei passaggi dalla vita alla morte, nei matrimoni, nelle nascite, nelle guerre.

Le porte del tempio di Giano, infatti, si spalancavano in tempo di guerra e nel suo tempio si sacrificava spesso per avere vaticini sulla riuscita delle imprese militari.

Giano: il dio della consapevolezza e delle preveggenza

Un'altra interpretazione simbolica lo considera il dio della consapevolezza dell'accaduto e della preveggenza.

Infatti è spesso raffigurato con un volto giovane e uno maturo: anima e corpo.

A volte la sua dualità è rappresentata con una volto femminile e uno maschile: luna e sole, donna e uomo.

Il tutto in un eterno movimento, come descrive Macrobio, per cui il mondo va sempre, muovendosi in un cerchio, che partendo da sé stesso a sé stesso ritorna. 

Come la teoria di Nietzche dell'eterno ritorno.

Giano Bifronte

Un dio avvolto nel mistero

Il mito di Giano è avvolto nel mistero.

Era una delle divinità più importanti per i romani, ma non ha nessuna parentela con il pantheon degli dei di origine greca.

È una divinità esclusivamente romano-italica, la più antica degli Dei nazionali e una delle più venerate.

Il suo culto è antichissimo e risale ad un'epoca arcaica in cui i culti dei popoli italici erano in gran parte ancora legati ai cicli naturali della raccolta e della semina.

Virgilio parla di Giano nel Libro VII dell’Eneide e narra dei profughi Troiani alla ricerca della antica madre. In quell’occasione il poeta ci ricorda che Giano avrebbe “… regnato in Italia prima di Saturno e di Giove”.

Ovidio ne “I Fasti” e ne “le Metamorfosi” afferma che Giano fissò la propria dimora sul Gianicolo che da lui prese il nome.

Giano non è figlio di nessun altro dio, è pater divorum, padre degli dei, egli era sempre stato, immanente, fin dall'origine di ogni cosa.

Le teorie sulla sua origine sono diverse, analizzate e studiate da storici, archeologie e studiosi dei mito.

Ma resta comunque un grande mistero.

Lo stesso mistero della vita che cambia e si rinnova costantemente.

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