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Renata Bonfanti: il textile design

Renata Bonfanti è stata una delle prime textile designer d'Italia.

Il nuovo ADI Design Museum di Milano le dedica in questi giorni una mostra "Renata Bonfanti. Tessere la gioia”, a cura di Marco Romanelli con Luca Ladiana e Alessandro Bonfanti.

La mostra raccoglie una scelta completa di lavori dell’artista veneta, nata a Bassano del Grappa nel 1929.


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La Bonfanti frequenta l'Istituto Statale d'Arte di Venezia e inizia subito ad occuparsi di design e a esplorare il mondo delle fibre, progettando arazzi e tappeti tessuti a mano in cui le fibre artificiali vengono contrapposte a quelle naturali.

In Italia, nel secondo dopoguerra, la tessitura è poco praticata, e la Bonfanti di recherà a Oslo nel 1954 per un corso di aggiornamento alla Kvinnelige Industri Skole di Oslo.

Nel 1958 progetta i tappeti - arazzi della serie Algeria. Questi prodotti sono tessuti variando continuamente e liberamente l'intreccio tra ordito e trama, in modo da formare una sequenza di motivi decorativi, e non figurativi, che si alternano su tutta la superficie dell'opera.

Nel 1960, inizia a collaborare con molti studi di architettura, tra i quali Giò Ponti, Alessandro Mendini, B. B.R.T. (Belgioioso Peressutti e Rogers), Angelo Mangiarotti, Gianfranco Frattini, Comolli e Poli, Salvati e Tresoldi.

Disegna inoltre vari tessuti per lampade, tende e altri oggetti tessili.



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L'artista avrà l’appoggio incondizionato di  Gio Ponti e l’amicizia di Bruno Munari. Gli anni '50 e '60 sono anni di vivace innovazione tecnologica e sperimentazione, e Il suo laboratorio e il laboratorio diventa uno spazio di progettazione ed esplorazione delle nuove applicazioni del tessuto al disegno industriale.

Nel 1962 riceve il prestigioso Premio Compasso d'oro per la sua produzione.

Negli anni '70 introduce nel suo laboratorio il telaio meccanico, che non sostituirà o mai completamente la tessitura manuale. 

L’intensificarsi del suo interesse per i disegni di intreccio la porta a privilegiare lana, lino e cotone

A partire dagli anni ’70 i miei tappeti divennero sempre più decorati e, talvolta, anche figurativi. Divennero in realtà degli arazzi da usare indifferentemente a pavimento come a parete. L’idea non mi fu suggerita dalla pittura ma piuttosto dall’architettura. Ho sempre pensato alla tessitura come elemento architettonico e non riesco a disegnare un tappeto, un arazzo o un tessuto senza prefigurarmi la loro collocazione. (R.B.)

Nella sua produzione il mescolarsi delle tecniche e delle tecnologie diventa un elemento di creazione e innovazione.


Ho sempre cercato di organizzare il mio lavoro in modo che le due tecniche fossero intercambiabili. Credo che un interesse eccessivo per la produzione manuale, di natura emotiva, e il rifiuto a priori delle nuove tecnologie possano ostacolare la ricerca, come d’altronde mi sembra assurdo pretendere che la produzione industriale ricopra tutti i ruoli
(R.B., 1975).

L' artista è un punto di riferimento interessante per il design italiano, in un segmento come la tessitura che è stato penalizzato da una lettura banalizzante che la considera arte minore e "femminile".

Entra anche nel mondo del cinema con Lunga Vita alla Signora di Ermanno Olmi in cui sono stati utilizzati gli arazzi e i tessuti eseguiti appositamente da Renata Bonfanti.

La costante e proficua presenza della Bonfanti al Compasso d’Oro con segnalazioni nel 1956, nel 1960, nel 1979 e nel 1989 e il premio che le fu assegnato nel 1962 hanno evidenziato la sua capacità di esprimere tecnica, design e arte.

La Bonfanti è mancata nel 2018, ma la sua attività creativa è stata tramandata ad Alessandro Bonfanti, nipote di Renata, che gestisce il laboratorio artistico situato tra Bassano del Grappa e Asolo.

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